martedì 30 maggio 2017

La scuola che vorrei



Come hanno fatto i miei colleghi con cui ho condiviso l’esperienza Erasmus+ di Praga, anche io ho deciso di dedicare un post alla scuola Red Hill che abbiamo visitato la mattina di giovedì 25 maggio.

Si tratta di una scuola pubblica che accoglie bambini e ragazzi dei primi nove livelli (come gli chiamano loro in inglese) del sistema scolastico ceco, quindi studenti dai 6 ai 15 anni. La nostra accompagnatrice ci spiega che la scuola che stiamo andando a visitare non è la tipica scuola di Praga, ma rappresenta una realtà di alto livello, dove si sperimentano nuove forme di didattica.
L’arrivo mi sorprende un po’: un bel parco pulito e ordinato, strutture sportive e anche l’architettura dell’edificio è moderna. Vedo le macchine nel parcheggio, e noto la differenza con le macchine che circolano per le strade di Praga: nel cortile la maggior parte delle auto sono modeste, con un po’ di anni e chilometri sotto il cofano, mentre in giro per le strade è un susseguirsi di BMW, Audi, Mercedes e soprattutto Skoda (il produttore di auto della Repubblica Ceca) lucide, belle e potenti. E allora chiedo alla mia accompagnatrice Kamila quanto è lo stipendio medio di un docente: mi risponde con un sorriso, chiedendomi se avevo notato le macchine nel parcheggio… Desumo perciò che chi fa l’insegnante qui non lo fa per soldi, ma visto le tante opportunità di lavoro che offre oggi questo Paese, chi sceglie l’insegnamento è spinto da una forte passione.

  
Graduatorie delle competizioni interne di matematica
Gli armadietti dei bambini della scuola primaria
All’ingresso ci accoglie la Dirigente, che ci invita a dividerci in gruppi di cinque affidando ogni gruppo a due ragazzi di 15 anni che ci accompagnano in giro per i locali della scuola. Noto il silenzio nei corridoi, le file di armadietti colorati, i muri tappezzati di disegni e lavori degli studenti, bacheche con le graduatorie delle competizioni di matematica, fisica ed inglese. I ragazzi ci spiegano che i bambini delle prime sei classi hanno la loro aula fissa, dove svolgono tutte le loro attività didattiche, mentre gli altri, quelli più grandi degli ultimi tre anni, hanno specifiche aule per ogni materia, in stile “americano”. Dopo 45 minuti di lezione, hanno 10 minuti per recarsi nell’aula a seguire la lezione successiva. Il carico di lavoro settimanale è, se ben ricordo, di circa 30 ore di lezione, distribuiti su 5 giorni (sabato e domenica non c’è scuola); quando hanno lezioni il pomeriggio usufruiscono della mensa di scuola, in cui un pasto costa poco meno di un euro.

Ogni tanto, lungo i corridoi o negli angoli, si scorgono i reading corners, costituiti da qualche piccolo scaffale carico di libri e due o tre poltroncine; il nostro giro continua con la visita in una classe del primo anno, in un laboratorio di fisica (mentre la prof spiega le leggi di Kirchhoff in un circuito elettrico), nelle due palestre e nella piscina esterna.

Uno dei reading corners

La palestra grande
Al termine del giro salutiamo la Dirigente, ci facciamo una foto di gruppo in cortile e andiamo a prendere il tram. Lungo il percorso di rientro faccio qualche domanda alla nostra accompagnatrice. Mi spiega che questa scuola è diventata così per merito del Dirigente precedente e della nuova Dirigente arrivata quest’anno (è lei che ha introdotto i “reading corners”). Mi spiega che i docenti sono chiamati dalla Dirigente, non imposti da un Ufficio Scolastico. Mi spiega anche che questa scuola spinge molto sulla matematica e anche sulla lingua inglese, che i ragazzi più brillanti in queste materie possono personalizzare il proprio “piano di studi” incrementando il numero di ore delle due discipline.
E allora penso che questa è la scuola che vorrei per i miei figli: spazi progettati e realizzati per favorire l’apprendimento e la “voglia di fare”, un corpo docenti all’altezza del loro compito e delle loro responsabilità, un Dirigente che mette al primo posto gli studenti con i loro bisogni e le loro aspirazioni. E penso che in Italia abbiamo gli strumenti per farlo anche noi, e che possono essere riassunti con una sola parola: autonomia.
Certo che se avessimo risorse finanziarie adeguate sarebbe meglio…

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